Il Don Carlo del 1969. L’Arena al centro del mondo
29 Marzo 2017
Zeno Massignan (8 articles)
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Il Don Carlo del 1969. L’Arena al centro del mondo

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Sul palcoscenico un cast eccezionale con protagonista il giovane tenore spagnolo Plácido Domingo, nei panni di Carlo, che nonostante la ancor giovane età (28 anni) si è percepito come dominatore assoluto della parte.

In un periodo storico nel quale la fortuna di un’opera come il Don Carlo risulta accresciuta dalle numerose rappresentazioni che si succedono in ogni parte del mondo anche l’Arena di Verona programma per la sera del 2 agosto 1969, per la prima volta, quest’opera dal timbro scuro, cupo e in certi punti addirittura funebre di Giuseppe Verdi.

L’opera in questione, con titolo originale Don Carlos, venne composta in cinque atti su libretto in francese di Joseph Méry e Camille du Locle, ispirata dall’omonima tragedia di Friedrich Schiller. Il 12 marzo 1867 andò in scena a Parigi per la prima volta il Don Carlos;  giunse poi in Italia (a Bologna) il 26 ottobre 1867, tradotta in italiano da Achille de Lauzières e col titolo mutato in Don Carlo. Nel 1872, sul corpo musicale della versione italiana, Verdi intervenne in occasione della prima rappresentazione a Napoli effettuando alcuni ritocchi. Dopo dieci anni realizzò tagli e sostituzioni sullo spartito francese, invitando Camille Du Locle a comporre nuovi versi che vennero subito tradotti in italiano da Angelo Zanardini, il quale, per l’occasione, revisionò a fondo la precedente versione ritmica di de Lauzières, con interventi che divennero definitivi per tutte le successive rappresentazioni. Il secondo battesimo dell’opera avvenne alla Scala di Milano nel gennaio 1884 con modifiche molto incisive e condotte su nodi drammatici vitali. Nel dicembre 1886, a Modena, senza intervento diretto di Verdi ma con la sua approvazione, andò in scena una versione in cinque atti che ripristinava quella parigina. Nonostante quest’ultima rappresentazione, il Don Carlo si esegue quasi esclusivamente nell’edizione precedente, quindi in quattro atti.

Questo capolavoro di Verdi, inserito nel cartellone della stagione lirica areniana del 1969, riscosse un enorme successo di pubblico, con incasso di venticinque milioni di lire per la prima, record della stagione e con una platea esaurita ed elegantissima, con personalità del mondo della musica e dello spettacolo giunte da tutta Europa. Questa è stata la straordinaria e in gran parte imprevista cornice per il battesimo areniano del Don Carlo, un avvenimento che non ha precedenti per livello di richiamo.

1969, Arena, Don Carlo (Photo Pagliarani, Fondazione Arena)

1969, Arena, Don Carlo (Photo Pagliarani, Fondazione Arena)

La messa in scena dello spettacolo, in principio fortemente criticata, in quanto considerata non adatta per un contenitore come quello areniano e per la mancanza di carica spettacolare è stata poi considerata una scelta coraggiosa, apprezzata da pubblico e critica. Il Don Carlo, tra le pietre miliari verdiane è stata un’esperienza degna di nota, affrontata con spirito e sensibilità nuove, con il rifiuto di schemi superati, con un tentativo che proiettasse verso il futuro anche il destino di un’opera grande come questa. La novità si inseriva in una ricerca che puntava a svecchiare Verdi, a renderlo attuale riportandolo alla primitiva bellezza rimuovendo la polvere della consuetudine e della routine.

Carlo Bologna, in un articolo uscito sul quotidiano L’Arena del 2 agosto 1969, scrive che la regia di Jean Vilar era inizialmente pensata in sette quadri con un unico intervallo dopo i primi quattro. La soprintendenza, per questioni di ordine pratico, ha invece programmato due intervalli alla fine del secondo e del quarto quadro. Un provvedimento che ha forse decomposto l’unità discorsiva ma che allo stesso tempo ha interpretato con eleganza il nuovo costume areniano comprendendo la volontà di rinnovamento, cogliendo le esigenze di un mondo musicale e di spettacolo in trasformazione. Come collaboratore alle scene Vilar si è avvalso dell’aiuto Luciano Damiani mentre i costumi sono stati ideati con gusto e ricercatezza da Pier Luigi Pizzi.

Il direttore israeliano Elihau Inbal, pronto ad affrontare una difficile prova ha vinto la sua battaglia impostando un discorso musicale basato prima di tutto sull’estrema chiarezza orchestrale, su un evidente rispetto per il testo verdiano, sulla massima coordinazione dell’enorme carica di canto che era in palcoscenico, collegando con estrema armonia, orchestra, cantanti e coro.
L’orchestra stessa ha dato una prova eccellente delle sue capacità: partendo dall’inizio perfetto dei fiati si sono avuti lucidissimi momenti, dalle trasparenze sonore di grande effetto a pizzicati delicati e sincroni, il tutto determinato da una rara intensità e armonia.

Sul palcoscenico un cast eccezionale. Protagonista è stato il giovane tenore spagnolo Plácido Domingo, nei panni di Carlo, che nonostante la ancor giovane età (28 anni) si è percepito come dominatore assoluto della parte, sotto ogni punto di vista. Dopo la performance, Domingo venne definito come un cantante lirico puro di doti forse uniche, certamente rare. Il suo canto di grande chiarezza lirica, la sua scuola sottile, la sua musicalità profonda gli conferirono una presenza scenico-vocale totale. Il duetto con il baritono Piero Cappuccili è rimasto nella storia per misura, entusiasmo e struggente liricità. Quest’ultimo nei panni di Rodrigo, marchese di Posa, ha messo in luce i complessi aspetti di un personaggio tra i più difficili di Verdi. A interpretare Elisabetta, il soprano spagnolo Montserrat Caballé, una della più grandi artiste del neo-belcanto che con mezzi vocali eccezionali, famosa per lirismo e canto pregno di emozioni ha dato una prova eccelsa, ricordata ancora per la grande scena e aria del quarto atto, tanto che, dopo aver incantato l’uditorio l’ha portato all’entusiasmo, facendolo esplodere in un’ovazione durata svariati minuti. Il re Filippo II, era il bulgaro Dimiter Petkov che con una voce da basso molto interessante e nonostante qualche errore di pronuncia, interpreta la complicata psicologia del personaggio passando da momenti di alta pressione drammatica a stati di tristezza interiore. Il mezzosoprano Fiorenza Cossotto, nei panni della principessa di Eboli, ha offerto una prestazione in crescendo. Il ruolo dell’Inquisitore è stato recitato da Giovanni Foiani che ha dato una grande prova di vigore e prestanza vocale nonché di nobiltà scenica. Infine il basso giapponese Takao Okamura che con una notevole voce e intelligenza di canto ha interpretato con maestria il personaggio del frate. Anche nei ruoli minori si sono distinti per qualità artistica i numerosi cantanti, il coro insieme al direttore Giulio Bertola sono stati applauditissimi.

Al tempo, riuscire a riunire un cast di artisti di tale livello è stato un evento difficile e unico che ha conferito risultati di grande classe, professionalità e sensibile interpretazione dei personaggi. Portare sulle scene un’opera complicata come il Don Carlo, caratterizzata da un allestimento scenico sfarzoso, con molte comparse e costumi impegnativi, un’orchestra e un coro obbligati a passaggi fortemente tecnici e di non facile esecuzione e un cast che oltre a parecchi comprimari prevede sei ruoli di primissimo piano è stata una scelta virtuosa piena di coraggio e volontà di innovazione, con parere positivo unanime di molti critici del tempo. La rappresentazione si è distinta per l’alta classe e il costante equilibrio mantenendo ancora posto tra i ricordi degli spettatori del tempo e appassionati di lirica.

Zeno Massignan

Foto in alto: 1969, Arena, Don Carlo, Domingo, Caballè, Inbal, Cossotto, Cappuccilli, Vernocchi, Petkov, Bertagna (Photo Bisazza)

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Zeno Massignan

Zeno Massignan

Zeno Massignan è nato a Verona nel 1988, laureato in Lettere con un percorso in Storia dell’Arte, laureato in Gestione ed Economia dell’Arte. Ha lavorato nel settore marketing e comunicazione per alcune istituzioni museali. Pratica e insegna judo, appassionato di arte, apprezza la convivialità e la vita all’aria aperta. zeno.massignan@hotmail.it

Comments

  1. Giorgio M
    Giorgio M Ottobre 22, 23:10
    Buongiorno, Lei saprebbe chi è intervenuto come Carlo Quinto alla fine dell'opera? Informazione che non trovo da nessuna parte. Grazie dell'articolo, che tratta d'una rappresentazione in ogni punto storica.

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