Il naso di Cyrano ricostruito a Tokyo per Domingo
16 Marzo 2017
Zeno Massignan (8 articles)
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Il naso di Cyrano ricostruito a Tokyo per Domingo

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INTERVISTA – Cristina Oliboni, responsabile make-up alla Fondazione Arena. E’ lei, insieme ai suoi collaboratori, che trucca gli artisti prima di andare in scena –

Cristina Oliboni, responsabile team make-up alla Fondazione Arena di Verona dal 1989, racconta la sua esperienza pluriennale in questo settore. Il teatro e l’Arena l’hanno plasmata entrandole nel sangue e nella testa nonostante tensioni e complicazioni di ogni tipo, caratteristiche del teatro e degli ambienti artistici. Dichiara che l’Arena è quasi una malattia, le risulta difficilissimo staccarsene, a tal punto che un’estate, durante la quale non ci ha lavorato, le è risultato impossibile attraversare piazza Bra, tanto forte era la nostalgia. L’Arena è la sua vita, la sua passione, un microcosmo che vive di regole proprie.

– Quali sono le problematiche e qual è il fascino del truccare gli artisti?

«Gli artisti prima di entrare in scena solitamente sono molto nervosi e il loro atteggiamento va compreso con intelligenza. Il truccatore deve comportarsi anche da psicologo, assecondare la persona per cogliere il momento migliore per intervenire, tra interviste, visite e telefonate. Le sfaccettature della funzione del trucco, che è un’operazione artigianale e creativa che modifica le fattezze del volto e adegua l’immagine ad un determinato contesto, sono molteplici. Oltre ad una componente decorativa e coloristica necessaria per l’omogeneità degli allestimenti, delle scene e dei costumi – fondamentale per il pubblico, per le fotografie e per la riuscita d’insieme – il trucco aiuta l’artista a calarsi nei panni del personaggio. Ogni trucco è diverso per l’ovvia necessità di adattarsi al volto, nel caso degli artisti è personalizzato e il risultato deve necessariamente piacere a chi lo “subisce”, per un appagamento psicologico e per facilitare la metamorfosi nel personaggio. Il processo è graduale e la maschera del trucco, soprattutto in un teatro delle dimensioni e capienza dell’Arena, soccorre il cantante, facendogli dimenticare il proprio nome di battesimo per trasformarsi in Amonasro, in Radames o in un qualsiasi altro personaggio».

– Di quante persone si compone il team di make-up dell’Arena di Verona?

«Il numero massimo è di diciotto persone, quindi è assolutamente impossibile per gli artisti, che sono circa dieci a rappresentazione, avere un truccatore ciascuno. Ogni serata vengono truccate all’incirca 350 persone in due ore. Quindi, prima di entrare in scena la confusione è tanta ma la frenesia e l’agitazione vengono sedate grazie alla coesione dei reparti e alla conoscenza personale dei vari membri. La mia esperienza mi ha convinto che i tecnici italiani superano gli imprevisti magistralmente grazie alle ottime capacità e ad un buono spirito di improvvisazione, sostenuti inoltre da una consapevolezza dello spettacolo che li spinge ad andare avanti, nonostante le difficoltà».

Cristina Oliboni (Foto Opera Arena)

Cristina Oliboni (Foto Opera Arena)

– Ha mai gestito una situazione di emergenza?

«Sì, le situazioni di emergenza sono all’ordine del giorno e vanno necessariamente gestite e superate. Una delle tante che mi è rimasta nella memoria è stata durante la Prima di una delle tre rappresentazioni dell’Aida, con regie diverse, della stagione del centenario dell’Arena, nel 2013. Il problema era che non erano arrivate tutte le parrucche e ci accorgemmo che ne mancavano 20 destinate al corpo di ballo a dieci minuti dall’inizio dello spettacolo. Non so come, ma grazie all’aiuto di alcune collaboratrici le trovammo tutte, modificandone alcune e cercandole ovunque. Se mi chiedono come ci siamo riusciti non so spiegarlo».

– L’intimità del trucco è talvolta galeotta?

Dopo una risata maliziosa Cristina racconta che: «Capita spesso, il contatto fisico e le emozioni forti legate alla tensione dell’andare in scena facilitano gli innamoramenti. Nel mio ruolo cerco di evitare assolutamente che interferiscano con la professionalità e l’ambiente lavorativo. Spesso faccio finta di non accorgermi di nulla ma quando i collaboratori si prolungano troppo nei camerini li richiamo subito».

– Una situazione particolare che le è rimasta nella memoria?

«Non dimenticherò mai quando alla prima di un galà in Arena con Plàcido Domingo nel ruolo di tre personaggi differenti durante la stessa serata: prima Otello, poi Cyrano e infine Escamillo, accadde un imprevisto. C’erano da fare tre cambiamenti piuttosto importanti da realizzarsi durante l’intervallo e capitò che il naso di Cyrano non attaccasse, probabilmente per qualche crema per il viso che era stata applicata in precedenza. Presi dal panico riuscimmo ad incollarlo in qualche modo con il timore sia da parte nostra che da parte sua che si staccasse durante lo spettacolo. Entrato in scena con il cappello sulle ventitrè e il naso in equilibrio precario, Domingo dimenticò tutte le possibili complicazioni nel caso questo cadesse al suolo e rompesse la magia dello spettacolo, si sedette su una sedia e cantò magnificamente. Lo stesso galà venne presentato anche a Tokyo e in questo caso Domingo si dimenticò il nasone di Cyrano in Sud America. Questo oggetto ha per tradizione una funzione apotropaica e gli artisti che devono interpretare il personaggio lo portano sempre con loro in giro per il mondo ma talvolta, come in questo caso, lo dimenticano a casa. Nonostante la sbadataggine fosse premonitrice di sventura avevo una settimana di tempo per rimediare e quindi, prendendomi per tempo e girando per le botteghe di Tokyo alla ricerca dei materiali necessari, lo ricostruii. Una volta realizzato il calco con la complicità del famoso tenore, facemmo il grande naso dello spadaccino poeta e in questo caso calzò a pennello e si è incollò immediatamente. Personalmente il calco di Domingo è diventato un trofeo di cui vado fiera e lo conservo a casa come portafortuna».

Zeno Massignan

Foto in alto: Cristina Oliboni con il baritono Ivan Marino

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Zeno Massignan

Zeno Massignan

Zeno Massignan è nato a Verona nel 1988, laureato in Lettere con un percorso in Storia dell’Arte, laureato in Gestione ed Economia dell’Arte. Ha lavorato nel settore marketing e comunicazione per alcune istituzioni museali. Pratica e insegna judo, appassionato di arte, apprezza la convivialità e la vita all’aria aperta. zeno.massignan@hotmail.it

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