18 gennaio 2017
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Opera mon amour, il nuovo libro di Roberto Tirapelle

Una raccolta di interviste con la nuova generazione di artisti dell’Opera ma anche un lieve ricordo del passato che si congiunge con 103 anni di musica a Verona.

E’ uscito per Cierre, storica casa editrice di Verona, il libro Opera mon amour di Roberto Tirapelle, giornalista veronese. Il volume di 152 pagine rientra nella collana “Sequenze”, una serie di volumi sullo spettacolo fondata nel 1992 da Moreno Fabbrica e Paolo Romano. Si tratta di una raccolta di interviste che l’autore ha raccolto in gran parte tra i giovani artisti durante le stagioni areniane tra il 2008 e il 2015 e che sono state pubblicate sulle testate in cui Tirapelle collabora.

Di questa nuova generazione di artisti fa eccezione Gianfranco de Bosio per la sua origine veronese e per il sostegno che il Maestro, con le sue regie, ha dato e continua a dare per l’opera a Verona. Gli artisti intervistati sono una quarantina e rappresentano tutte le categorie che intervengono per realizzare un allestimento: dai direttori d’orchestra ai registi, ai cantanti (tenori, baritoni, bassi, soprani, mezzosoprani) fino ai costumisti e agli scenografi. Purtroppo resta esclusa la categoria dei ballerini perché indubbiamente anch’essa ha sempre contribuito al completamento di un’opera.

Nel libro si può notare che il contributo maggiore delle interviste è rappresentato dai soprani, e non per nulla essi riproducono un target importante sul mercato operistico per tutte le caratteristiche spiegate nel libro. Sottolineiamo che ogni intervista è catalogata da una introduzione per contestualizzare il momento della realizzazione con alcuni brevi cenni delle opere interessate e da una biografia essenziale. L’autore ha dichiarato, anche nel corso delle presentazioni, che ci sono state interviste più difficili di altre, più appassionate di altre, e inoltre di tutto il lavoro di raccordo svolto con gli uffici stampa.

Il libro si apre con un ricordo degli anni Cinquanta per alcune storie incrociate tra Magda Olivero e Maria Callas a Verona. E si chiude con il capitolo dedicato ai 103 anni di Musica e di Sovrintendenti. Un racconto ragionato che racchiude già nel titolo la nascita, lo sviluppo, il successo internazionale, la progressiva, silenziosa e clamorosa decadenza dell’opera in Arena.

Nella foto: Rappresentazione di Aida all’Arena di Verona nel 1913

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